L’ELISIONE
L' elisione è la caduta della vocale finale di una parola dinanzi alla vocale iniziale di un'altra: tale caduta è indicata dal segno dell'apostrofo: brav'uomo, quell'albero.
Per l'elisione è necessario:
1) che la parola da elidere non termini con vocale accentata: ad esempio, tutt'altro, quell'uomo ("fu ultimo" va invece scritto così)
2) che l'elisione non determini confusione: ad esempio, le età e non l'età che si potrebbe confondere con il singolare.

L'elisione è obbligatoria con gli articoli lo, la, una (l'ostaggio, l'aquila, un'anfora) e con le preposizioni articolate composte da lo, la (dell'acqua, all'aria, nell'isola, dall'Africa, sull'insalata).


Si ha inoltre l'elisione nei seguenti casi:
·con questo-a, quello-a, bello-a, grande, buona, santo-a davanti a nomi inizianti con vocale: un'oca, quest'uomo, quell'arma, bell'asino, grand'olmo, buon'anima, sant'Orsola

·con le particelle mi, ti, si, vi, ne, lo, la: m'accompagna, t'aspetto, s'allontana, v'esalta, m'ama, l'intende (ma si scrive anche: mi accompagna, ti aspetto, si allontana, ecc.)

·con la preposizione di: d'aria, d'estro, d'orzo (ma si scrive anche: di aria, di estro, di orzo)

·la particella pronominale ci si elide obbligatoriamente in: C’È, C’È STATO/A, C’ENTRA (E LA SUA CONSEGUENTE CONIUGAZIONE) e solamente davanti a e ed i: c'esprime, c'indicò (sebbene vada precisato che in questi casi è preferibile non elidere ci)

·la preposizione da si elide solo in poche locuzioni avverbiali: d'altronde, d'altra parte, d'ora in poi. Sono senz'altro sgrammaticate le seguenti forme: casa d'affittare, merce d'asportare che vanno corrette così: da affittare, da asportare;

·questo, quello davanti a sostantivo che comincia per vocale fanno elisione: quest'ombrello, quell'imbroglione;

·sebbene sia parola accentata, si può elidere anche ché con i suoi composti perché, benché: ad esempio, perch'io, bench'io.

Si ricordi che uno e buono davanti a parola maschile non si elidono ma si troncano: un uomo, buon uomo.


Nell’italiano scritto contemporaneo il fenomeno, perfettamente regolare, sembra in netta regressione. Al plurale, l’elisione è meno usata se non rara; è di sapore antiquatamente letterario se la vocale iniziale della parola seguente è diversa dalla marca del plurale con cui termina l’articolo o l’aggettivo (l’edere è ricercato e raro; quell’anime è decisamente affettato).
In questo contesto si colloca il problema dell’elisione dopo la preposizione di, in presenza di parole comincianti per vocale. In generale, si può dire che è consigliabile un comportamento coerente, consistente nel realizzare l’elisione nello scritto così come la si realizza nel parlato: poiché dico dintroduzione o damore, scriverò d’introduzione e d’amore, preferendo questa grafia a quella analitica, in ogni caso non scorretta, di introduzione e di amore; allo stesso modo scriverò di opere e di artisti, in quanto la grafia rispecchia la pronuncia (la pronuncia dopere e dartisti è certamente meno comune e suona un po’ enfatica o affettata).